QUANDO SI E ‘ POVERI?
La prima distinzione è TRA PRIVAZIONE ASSOLUTA e PRIVAZIONE RELATIVA.
La prima è lo stato assoluto di esistenza al di sotto del livello di sussistenza; mentre la seconda definisce la povertà come uno stato di esistenza peggiore nello standard della comunità sociale di appartenenza.
Quindi i poveri sono tutti coloro che, pur disponendo di mezzi di sussistenza fondamentali, non sono in grado di mantenere un tenore di vita considerato normale nel proprio tempo.
COME SI MISURA LA POVERTA’?
La povertà si misura e si studia attraverso:
1. Un solo indicatore, ossia il reddito quale l’approccio univariato accertati in base alla spesa per i consumi. In questo caso si utilizzano metodologie di tipo monetario.
Quì la povertà è di derivazione economica.
2. Più indicatori distinti, ovvero le condizioni di insufficienza economica e l’esclusione dalla vita politica e sociale. In questo caso si utilizzano metodologie di tipo non monetario, ossia l’approccio multivariato. Qui la povertà è identificata attraverso la mancanza assoluta di beni e di servizi materiali o immateriali.
QUALI E QUANTE POVERTA’
I poveri sono 7 milioni, 100 mila le persone che spendono meno di 800 euro al mese.
I poveri diminuiscono, ma quelli che lo sono diventano sempre più poveri; è sempre più in aumento il solco sociale fra ricchi e poveri.
La povertà relativa deriva dalla spesa media mensile ed è concentrata nelle regioni centrali e meridionali, mentre al Nord anche se la situazione appare più stabile, peggiora nelle famiglie di 4 componenti.
L’intensità della povertà assoluta riguarda il 4.2% delle famiglie.
Il titolo di studio influenza il grado di povertà, è povero il 3,7% delle famiglie con a capo una persona che possiede licenza media superiore, contro il 17,8% del capofamiglia senza titolo di studio o con licenza elementare.
La diminuzione del numero delle famiglie povere è motivata da una contrazione dei consumi di spesa più alti, che hanno portato a ridurre il livello della soglia di povertà.
Non bisogna dimenticare i senza dimora che sono 70/ 80 mila quelli a contato con i servizi, e poi vi sono 30/40 mila “invisibili”; Tra i primi 35% sono immigrati, il 13/16% sono donne; Tra i secondi il 60/65% sono immigrati.
ALLARME MINORI
PICCOLI E POVERI
Fonti dell’UNICEF e dell’ONU assegnano all’Italia e al Regno Unito, un primato negativo: quello della povertà dei minori.
Primato gravissimo e allarmante , che riguarda: l’aspetto etico, lo svantaggio dovuto dalla minore istruzione,la difficoltà di inserimento nel lavoro, i rischi di esclusione sociale, che deriva dall’essere poveri nella fase iniziale del ciclo di vita.
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